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QUANDO

Venerdì 6 ottobre 2017
dalle 15:00 alle 16:00

Presentazione 3D e prototipazione virtuale

Il software di presentazione 3D VRED™ permette ai designer e agli esperti di marketing digitale di creare rendering di prodotto, revisioni di progetto e prototipi virtuali.

Visualizzate i modelli 3D all’istante, rivedete e valutate in tempo reale le idee di progettazione automobilistica, create visualizzazioni avanzate, prototipi virtuali, rendering e streaming dei dati 3D su richiesta, presentate le configurazioni di prodotto in un ambiente 3D interattivo.

QUANDO
Venerdì 20 ottobre 2017
dalle 10:00 alle 16:00

DOVE
Splendido Bay Luxury Resort
Via Guglielmo Marconi, 99
25080 Desenzano del Garda (BS)

Ti aspettiamo in una location esclusiva, nella splendida cornice del Lago di Garda, per condividere le nostre esperienze e i progetti per il futuro nel mondo della moda.

In occasione di questo evento avremo come testimonial: Simon Kim, CEO Clo Virtual Fashion USA, il quale illustrerà gli obiettivi per il futuro della tecnologia per il design di capi 3D; il brand Colmar che parlerà della propria esperienza con Prisma Tech e Clo; il presidente dell’ITS Cosmo, l’istituto che ha il compito di formare i giovani designer e con cui Prisma Tech collabora; un esponente della PWC che parlerà delle tecnologie legate all’industria 4.0 e al settore moda.

Alla fine degli interventi è prevista una tavola rotonda che darà a tutti gli ospiti la possibilità di condividere le proprie richieste o idee con i nostri esperti.

ISCRIVITI

Un vecchio edificio di archeologia industriale, un laboratorio universitario sperimentale che sembra, in tutto e per tutto, una fabbrica. Tirata a lucido. Siamo alle porte di Rovigo  e questo è un centro unico in Italia: Te.Si, laboratorio del dipartimento di ingegneria industrialemdell’Università di Padova, è il tempio della ricerca manifatturiera. Micro e macro. All’ingresso, oltre allo stemma del Bo campeggiano i loghi di oltre cento partner industriali. Si va dalla Ferrari e dalla Volkswagen, dalla Luxottica alla Nikon, dalla Zeiss alla Magneti Marelli. Colossi dell’industria mondiale che si affidano al centro diretto dal Professor Paolo Bariani per risolvere insieme i loro problemi produttivi, sperimentando e applicando nuovi processi e componenti.
Su mille metri quadrati occupati dall’edificio nemmeno un quarto è adibito a uffici: il resto ospita tomografi, stampanti 3D, un laboratorio metrologico unico in Italia e tutto quello che serve per la prototipazione virtuale e l’ottimizzazione di prodotto e processo, la risoluzione di problemi tecnologici, la microfabbricazione, lo studio e la sperimentazione di processi e sistemi produttivi innovativi.

Più di dieci milioni di euro tra macchinari e impianti nelle mani di professori, ricercatori, dottorandi e studenti. Che fanno spola l’Università e le fabbriche per risolvere problemi che rappresentano le sfide della manifattura del futuro. “Ad esempio – spiegano il professor Bariani, docente del dipartimento di Ingegneria Industriale, e la collega Stefania Bruschi – stiamo studiando per il centro di ricerche Fiat lo stampaggio a caldo delle scocche in allumio che consentano, rispetto alle tradizionali in acciaio, di conseguire un sostanziale risparmio di peso in ogni auto garantendo allo stesso tempo una maggiore resistenza e sicurezza.”
Dal macro, all’interno dello stesso laboratorio, si passa al micro e al biomedicale con un progetto condotto con la Silicon Biosystems di Bologna. “Stiamo studiando lo stampaggio di materie plastiche con iniezione di polimero fuso in uno stampo dalle caratteristiche nanometriche per la realizzazione di un filtro per cellule del sangue. Ora sono fatti in silicio e la realizzazione in polimero consentirebbe un notevole risparmio.”
Si tratta di un componente minuscolo, difficile da tenere tra due dita che necessita di striature invisibili a occhio nudo. Un progetto simile, finanziato dal Ministero della Salute, punta alla realizzazione di scaffold bioriassorbibili che consentano la differenziazione di cellule staminali. “Superfici nano strutturate del diametro di duecento nanometri, per accelerare, ad esempio, il tempo di calcificazione di una grave frattura”, spiega il ricercatore Giovanni Lucchetta. L’area delle stampanti 3D pare la più gettonata dagli studenti: “l’addittive manufacturing abbinata ai sistemi di prototipazione rapida – continua Bariani – è un settore molto importante da sviluppare per gli ingegneri del futuro ai quali offriamo la possibilità di progettare e realizzare subito il proprio componente o prodotto.” Affrontando sfide sempre più estreme nell’utilizzo dei materiali come la fabbricazione additiva mediante polveri metalliche che sono sinterizzate via laser potendo variare da strato a strato la composizione e la densità del materiale depositato.

Ma come si fa ad attirare l’industria all’interno dei laboratori universitari? “Il segreto del nostro successo – spiega Bariani – è quello di offrire all’industria manifatturiera un servizio integrato. La fortuna di questo laboratorio è quella di poter combinare una serie di competenze nel precision manufacturing: competenze in ambito meccanico, nella lavorazione degli stampi, spesso nel settore micro, e poi la capacità di misurare sia stampi che componenti, la competenza nel progettare e impostare il processo produttivo.” Tanto che alcune aziende hanno iniziato a cedere i macchinari in comodato d’uso: in questo modo Te.Si non solo sperimenta le vere potenzialità della macchina ma di fatto diventa uno show-room avveniristico per dimostrarne tutte le carattristiche. Un’altra peculiarità è quella di non costare un euro alle casse dell’Ateneo. Te.Si ha un bilancio che ha entrate composte per un 30 per cento di progetti di ricerca europei e un 50 per cento di commesse di ricerca da privati, e il resto dei progetti finanziati da enti pubblici nazionali (questi ultimi sempre più marginali).

Le ventidue persone che compongono il team fanno spola tra Padova e Rovigo e le fabbriche di mezza Europa. Molti, tra gli studenti che si sono laureati o dottorati qui, trovano subito lavoro nei centri di ricerca privati in Italia e all’estero.

Articolo di Luca Barbieri per il Corriere Innovazione

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